SCONFINAMENTI OLTRE LA MUSICA


“Anche noi siamo stati gli altri: almeno questo dovremmo imparare da questo secolo sconfinato.”

di Romeo Pignat


Ho accolto con grande soddisfazione l’invito di Gianni Fassetta di partecipare al Festival con un concerto-racconto-immagine tratto da miei testi. Per almeno tre motivi: l’entusiasmo di lavorare con lui, il desiderio di esplorare nuovi territori espressivi, il bisogno umano e civile di confrontarmi con temi di desolante attualità. Da questo invito sono poi scaturite due scritture: l’inedito Un secolo sconfinato ci avvicina ai paradossi e alle sofferenze del Novecento di frontiera della nostra regione, terra di migranti, profughi, esuli, apolidi. Lacrime nere, tratto dall’omonimo libro e scritto a due mani con Ferruccio Clavora, è uno spettacolo glocal che esplora il rapporto tra il declino di un piccolo popolo (la Slavia friulana) schiacciato da “superiori logiche” geopolitiche e la conseguente emigrazione verso le miniere del Belgio, pianificata a monte da un Protocollo tra due Paesi fondatori dell’Europa, firmato con “larghe intese” contro la dignità dell’uomo.

A questi due eventi si è aggiunta l’imprevista richiesta, da parte della locale Comunità degli italiani, di rappresentare a Koper-Capodistria un nostro “vecchio cavallo” di battaglia: quel Non capivamo, tratto dal laboratorio Movimenti nelle retrovie realizzato con l’Associazione Bellunesi nel Mondo e dedicato alla “bufera migratoria” che sconvolse le popolazioni civili del nord-est d’Italia, con seicentomila profughi, lacerazioni familiari e traumi collettivi, che cambiarono nel profondo le coscienze individuali e la vita sociale dei territori toccati da questi eventi. Mi fa piacere che un’esperienza di lavoro maturata in questo campo con pubblicazioni, audiovisivi, esposizioni istituzionali nei cinque continenti e la direzione artistica del MIM Belluno (Museo Interattivo delle Migrazioni), possa finalmente trovare un varco per uno sconfinamento più personale, contribuendo magari a una lettura più empatica del presente: “Anche noi siamo stati gli altri” è, in fondo, il messaggio più caro che affido a questa involontaria trilogia, con la convinzione che le voci di Giorgio Monte, Gabriela Qualizza, Massimo Somaglino, le note diFlavio Biasi, Yuri Ciccarese, Gianni Fassetta, la grafica di Manuela Coassin e l’entusiasmo dell’Associazione Fadiesis contribuiranno ad amplificare la ricerca di un senso.

Ringrazio per la collaborazione e il materiale messo a nostra disposizione, l’Associazione Bellunesi nel Mondo di Belluno, l’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste, il Circolo Culturale Menocchio di Montereale Valcellina, l’IRCI di Trieste, l’Istituto Slavia Viva di Pulfero. Ringrazio in particolare Ferruccio Clavora, Aldo Colonnello, Piero Delbello, per illuminanti spunti regalati davanti a qualche caffè, che hanno contribuito a fare luce in molti angoli oscuri di queste storie sconfinate.

Date del Festival dedicate alla (involontaria) Trilogia delle migrazioni”

UN SECOLO SCONFINATO

LACRIME NERE

NON CAPIVAMO